La chiesa di San Giorgio sorge nella parte orientale del borgo, nel cuore dell’abitato. Insieme al suo archipresbiter è citata in due pergamene dell’archivio parrocchiale, del 1223 e 1284, che non danno però notizie utili sulla sua storia architettonica. La facciata è in pietra locale grigia dai riflessi dorati; la finestra circolare presente in essa non è originaria, ma il portale si ammirare per i fregi dell’arco, l’architrave sorretto da telamoni, i pilastri, le colonnine e capitelli fogliati culminanti nella lunetta con il bassorilievo raffigurante San Giorgio che uccide il drago. L’interno è austero, regno della penombra da cui si stagliano i capitelli delle colonne.
Ognuno diverso dall’altro, come nella pura tradizione romanica databili intorno al XII secolo.
Recano le figurazioni proprie dell’arte di quel tempo: volute e fogliami, palmette, margherite, figure umane e zoomorfe, simboli arcaici come la Rosa canina o la Sirena, che sembrano accompagnare il fedele nel suo percorso mistico verso l’altare.
Negli anni 60 è stata restaurata: all’interno sono state demolite le volte, che chiudevano alla vista il tetto a capriate originale e gli affreschi quattrocenteschi. L’affresco scoperto nell’abside, San Giorgio che uccide il drago e salva la principessa Silene, ha accanto altri due dipinti svelati: un’Incoronazione della Vergine e un’ Annunciazione, entrambi lacunosi. Tutti risalgono al XV secolo. Sparsi nelle navate laterali sono vari altri affreschi tardo gotico, solo in parte leggibili: la Traslazione delle reliquie dei santi Pietro e Paolo, la Madonna del Latte, San Tommaso; I santi Cosma e Damiano con gli strumenti della professione medica tra le mani; una Crocefissione; San Bernardino da Siena. Sulla terza colonna di sinistra compare Sant’Antonio abate con il nome del dedicatario, la data “1427 19 Juli” e sopra lo stemma della famiglia Scotti.
Cenni Storici
Le prime notizie documentate della chiesa risalgono all’886, anche se la fondazione di un edificio sacro in loco potrebbe datarsi già al V secolo.
Nell’886 la pieve di San Giorgio venne affidata alla Cattedrale di Piacenza, e in seguito passò alla chiesa di San Savino.
L’edificio attuale risale agli anni 70 del 1600, ma nei secoli successivi fu più volte rimaneggiata. Della chiesa più antica si conserva la torre campanaria romanica, in funzione fino al 1920, quando fu terminato e inaugurato il nuovo campanile sul lato sinistro.
All’esterno la chiesa parrocchiale è suddivisa in tre parti da un doppio ordine di lesene, tre portali coronati da timpani danno accesso all’interno. Nella parte superiore della muratura, in corrispondenza del portale principale, un bell’affresco rappresenta San Giorgio che uccide il Drago.
L’interno della chiesa è a croce latina, lo spazio è suddiviso in tre navate alle quali si aggiungono cappelle laterali comunicanti.
Nel transetto di destra si trova l’altare barocco del Sacro Cuore, proveniente dal Duomo di Piacenza. A sinistra un altare molto particolare, quello dedicato alla Madonna del Rosario, è decorato con festoni e stucchi colorati. Interessante anche il presbiterio, che presenta decorazioni realizzate nel XX secolo, in stile barocco, da Angelo Capelli.
Di rilievo l’arredo ligneo: un bell’armadio barocco, imponente ed elaborato, l’organo Serassi, il coro, i confessionali realizzati da Giovanni Vecchia (artigiano-artista locale) nel 1863.
Decisamente più che pregevole la tela che rappresenta San Giorgio che uccide il Drago, copia dell’opera del Soiaro realizzata da Emilio Perinetti a fine XIX secolo.
Nel 1910 di fianco alla chiesa fu eretto l’Ossario, in stile classicheggiante, con colonne e capitelli corinzi.
