È un pomeriggio grigio e nebbioso quello di martedì 10 dicembre 2019. Alla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi la vita scorre tranquilla, lontana dai riflettori della cronaca che per decenni ne hanno tormentato le sale.
Nel cortile esterno dell’edificio, lungo il perimetro delle mura che affacciano sui giardini, due operai di una ditta di manutenzione del verde stanno eseguendo una normale potatura. La fitta edera rampicante che ricopre la parete esterna da anni viene sfoltita con cesoie e decespugliatori per liberare la muratura.
A un tratto, spostando un groviglio di rami e foglie secche, le lame degli attrezzi urtano qualcosa di metallico.
Dietro la vegetazione spunta uno sportello di ferro arrugginito, incassato a filo nel muro esterno del museo. È una vecchia botola di aerazione o di servizio, chiusa da un lucchetto consumato dal tempo ma non serrato. Gli operai fanno leva, aprono lo sportello e illuminano con la torcia la cavità buia: sul fondo della nicchia c’è un grosso sacco nero della spazzatura in plastica pesante.
Pensando a un cumulo di rifiuti abbandonato da qualche senzatetto o da vecchi inquilini, uno dei giardinieri infila le braccia, afferra il sacco e lo tira all’aperto.
Lo Strappo nel Sacco: Uno Sguardo Magnetico dal Buio
Il sacco è sorprendentemente rigido e compatto. Incuriositi, gli operai aprono un lembo della plastica per controllare il contenuto.
Sotto il primo involucro c’è un secondo strato di sacchetti e carta di protezione. Strappato l’ultimo velo, nella luce fioca del cortile piacentino riappare un volto: occhi verdi, incarnato pallido, guance arrossate e uno sfondo verde smeraldo.
È lei. La dama del Ritratto di Signora.
Il personale di custodia e la direzione del museo vengono allertati all’istante. Quando i responsabili arrivano sul posto e si trovano davanti la tela poggiata sul pavimento, tra foglie recise e plastica da cantiere, restano senza fiato. Nessuno osa toccarla a mani nude. Viene immediatamente composta la linea d’emergenza: sul posto convergono i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, la Polizia di Stato e i magistrati della Procura di Piacenza.
La notizia esplode come un boato mediatico globale: il secondo quadro più ricercato al mondo è stato ritrovato nello stesso cortile del museo da cui era sparito ventidue anni prima.

Il Caveau della Banca d’Italia e il Test dei Raggi X
L’entusiasmo della città è travolgente, ma gli inquirenti impongono il massimo rigore. Il ricordo della beffa del “falso di Ventimiglia” del 1997 brucia ancora: prima di annunciare al mondo il ritrovamento ufficiale, serve la certezza scientifica assoluta.
La tela viene prelevata sotto scorta armata e trasferita in un caveau blindato della filiale di Piacenza della Banca d’Italia. Un team interdisciplinare di massimi esperti – storici dell’arte, restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure e chimici forensi – viene incaricato della perizia del secolo.
Per fugare ogni dubbio vengono impiegate le tecnologie più avanzate:
- Fluorescenza a raggi X (XRF): I pigmenti usati corrispondono esattamente alla tavolozza viennese dei primi del Novecento impiegata da Gustav Klimt.
- Il timbro sul retro: Sul telaio originale in legno viene individuato e autenticato il sigillo a ceralacca della Galleria Ricci Oddi e il cartellino della storica esposizione alla Secessione Viennese.
- La prova regina della radiografia: Le indagini multispettrali penetrano sotto la superficie pittorica e fanno riemergere nitidamente il profilo della giovane viennese con il cappello e la sciarpa del 1912 scoperta nel 1996 da Claudia Maga. Nessun falsario al mondo avrebbe potuto replicare la struttura molecolare di quel dipinto fantasma sottostante.
Il 17 gennaio 2020, nella cornice solenne della Galleria Ricci Oddi gremita di televisioni da ogni continente, il Procuratore della Repubblica e i periti sciolgono la riserva: è autentico al 100%.
L’Enigma Irrisolto: Ventidue Anni in un Muro?
Se l’opera è salva ed è tornata a casa, il mistero investigativo assume contorni ancora più fitti e paradossali.
Come ha fatto una tela a olio su tela a rimanere per ventidue inverni piacentini – tra pioggia, gelo, umidità della Pianura Padana e afa estiva – chiusa in un vano non isolato, all’interno di un semplice sacco della spazzatura, senza subire muffe, lacerazioni irreparabili o distacchi della pellicola pittorica?
Le condizioni di conservazione del quadro sono incredibilmente buone: solo minimi graffi superficiali e lievi abrasioni sui bordi compatibili con lo smontaggio frettoloso della cornice nel 1997.
La conclusione unanime di restauratori e carabinieri scientifici è una sola: il quadro in quel loculo non ha passato ventidue anni. Vi è stato riposto solo pochi giorni o poche settimane prima del 10 dicembre 2019, probabilmente da qualcuno che sapeva dell’imminente bonifica del giardino o che ha voluto “restituire” l’opera alla città prima che la prescrizione dei reati o la vecchiaia cancellassero per sempre la memoria del colpo.
Chi l’ha custodito per oltre due decenni? In quale salotto o cassaforte ha dormito la dama di Klimt? I ladri hanno forse tentato un riscatto mai andato a buon fine, o si è trattato di un debito d’onore della malavita? Le domande restano aperte, sigillate per sempre nel silenzio dei vicoli del centro storico.

Il Ritorno della Dama: Icona di Piacenza
Oggi il Ritratto di Signora ha finalmente trovato la sua pace.
Dopo un trionfale tour espositivo che lo ha visto protagonista a Roma e a Piacenza, il capolavoro è stabilmente alloggiato nella sua sala dedicata alla Galleria Ricci Oddi: custodito all’interno di una teca iper-tecnologica a clima controllato, protetto da cristalli antiproiettile e da un sofisticato apparato di videosorveglianza.
La dama con la sciarpa ha smesso di essere un fantasma dei bollettini di polizia per tornare a essere ciò che Giuseppe Ricci Oddi volle nel 1925: il patrimonio vivo, eterno e splendente di Piacenza e della grande arte europea.
Capitolo 1 il segreto sotto la tela
Capitolo 2: Il Furto del Secolo. La Notte del Colpo e la Cornice sul Tetto
Capitolo 3 Ventidue Anni nel Limbo. Falsi d’Autore, Piste Nere e l’Ombra dell’FBI

