L’Intuizione di una Studentessa e il Doppio Klimt Per oltre settant’anni, chiunque varcasse la soglia della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza si trovava di fronte a un ritratto magnetico: lo sguardo languido di una giovane donna bruna, un neo vezzoso sulla guancia sinistra, labbra carnose e una sciarpa azzurro-verde ad avvolgere le spalle, su uno sfondo verde smeraldo percorso da pennellate rapide, libere, quasi impressioniste.
L’opera, intitolata semplicemente “Ritratto di Signora”, era stata acquistata nel 1925 dal collezionista piacentino Giuseppe Ricci Oddi per la ragguardevole somma di 30.000 lire dal mercante milanese Luigi Scopinich, per poi confluire nel patrimonio civico alla sua morte. Tutti sapevano che si trattava di uno straordinario Klimt dell’ultimo periodo (datato 1916–1918), dipinto poco prima della scomparsa del maestro viennese. Ma per decenni nessuno, né i più insigni critici internazionali né i direttori del museo, aveva minimamente sospettato che quella tela nascondesse un segreto clamoroso.
1996: Il Colpo d’Occhio al Liceo Artistico
La svolta avviene nel 1996. A compierla non è un celebre luminare dell’arte europea, ma una ragazza di diciotto anni: Claudia Maga, studentessa dell’ultimo anno del liceo artistico di Piacenza. Appassionata dell’opera di Gustav Klimt, Claudia sta sfogliando una monografia sul maestro austriaco. Tra le pagine si sofferma su una fotografia in bianco e nero: riproduce il ritratto di una ragazza con cappello e boa di pelliccia, intitolato “Ritratto di ragazza con cappello” (noto anche come Backfisch), esposto a Dresda nel 1912 e considerato disperso dagli storici dell’arte dal 1917.
Guardando quella vecchia foto, a Claudia scatta un’illuminazione improvvisa: la postura della testa inclinata verso sinistra, l’inclinazione del naso, l’angolo del mento e persino il neo sulla guancia corrispondono esattamente alla “Signora” esposta a poche centinaia di metri da casa sua, alla Ricci Oddi.

L’Esperimento con la Carta Lucida e le Radiografie
Per testare la sua intuizione, la giovane studentessa compie un gesto semplice ma geniale: realizza una fotocopia ingrandita delle due opere su fogli trasparenti di carta lucida. Sovrapponendoli in controluce, i contorni del volto e delle spalle combaciano al millimetro. Claudia Maga decide di vincere ogni timidezza e si presenta alla porta del direttore della Galleria Ricci Oddi dell’epoca, Stefano Fugazza. Fugazza, uomo colto e aperto, non liquida la ragazza come un’illusa, ma decide di approfondire. Vengono disposte analisi tecniche all’avanguardia con riflettografia a raggi X e infrarossi. Quando i tecnici dell’Opificio delle Pietre Dure e i restauratori esaminano le lastre, il verdetto toglie il fiato: la studentessa aveva ragione al 100%.
Sotto le pennellate della Signora col velo del 1917 dormiva esattamente il ritratto del 1912. Klimt aveva riutilizzato la stessa tela per dipingere un’opera sopra l’altra.

Perché Klimt Ridipinse la Tela?
Un Amore Spezzato a Vienna La scoperta fa immediatamente il giro del mondo, catapultando Piacenza sui giornali internazionali: quello custodito alla Ricci Oddi è l’unico “doppio dipinto” di Gustav Klimt mai scoperto. Ma perché il fondatore della Secessione Viennese avrebbe coperto un capolavoro già esposto e celebrato a Dresda? La risposta affonda nella sfera intima e tormentata dell’artista: Secondo le ricostruzioni biografiche, la modella del primo quadro era una giovanissima fanciulla viennese di cui Klimt si era invaghito perdutamente. La ragazza morì improvvisamente e prematuramente poco dopo la realizzazione del dipinto. Travolto dal dolore, Klimt non volle più esporre quell’opera. Anni dopo, tra il 1916 e il 1917, decise di riprenderla in mano per esorcizzare il lutto: non raschiò via il colore, ma vi dipinse sopra una donna più matura, coprendo il grande cappello e la pelliccia con una veste vaporosa, quasi a voler accompagnare la giovinezza perduta verso una nuova vita.
Dalla Fama Mondiale al Baratro
Nel 1996 il Ritratto di Signora diventa all’improvviso una star internazionale. Il suo valore stimato schizza alle stelle, superando i 60 milioni di dollari (circa 100 miliardi delle vecchie lire). La città di Piacenza decide di celebrare questo trionfo: per l’inizio del 1997 viene programmata una fastosa mostra monografica a Palazzo Gotico, dove il capolavoro riscoperto dovrà essere il protagonista assoluto prima di volare all’estero. Tutti gli occhi del mondo dell’arte sono puntati su via Santa Franca.
Ma proprio mentre fervono i preparativi per il trasloco della tela verso Palazzo Gotico, accade l’impensabile. È una fredda mattina di febbraio del 1997 quando un custode entra nella sala della Ricci Oddi: la parete è desolatamente vuota.
Nel prossimo capitolo: La notte del furto alla Galleria Ricci Oddi, la cornice ritrovata sul tetto e il mistero del lucernario scardinato.


