Antiquarium all’interno del complesso di Santa Margherita è, a Piacenza, l’unico caso di conservazione e valorizzazione di tracce stratificate della bimillenaria storia della città.
Un angolo del centro storico che rivela il sovrapporsi di episodi costruttivi rappresentativi dei mutamenti intervenuti in città nel corso dei secoli, dall’epoca Romana, al Medioevo al Barocco.
Il recupero, iniziato con la trasformazione della chiesa di Santa Margherita in auditorium sede di manifestazioni e di eventi scanditi da un fittissimo calendario, si è concluso con l’inaugurazione dell’antiquarium che ripercorre le vicende del luogo dal primo insediamento ad oggi attraverso l’esposizione di reperti selezionati e pannelli esplicativi in un allestimento di grande suggestione.
IL RESTAURO E GLI SCAVI
L’immobile comprendente la chiesa, la sottostante cripta e i locali su via S. Eufemia 12, un tempo adibiti a convento, si era avviato ad un lento degrado con la chiusura al culto e la definitiva sconsacrazione nel 1859.
Venduto dagli Ospizi
Dopo anni di abbandono, nel 1974 il restauro lo restituì alla fruizione pubblica nella nuova funzione di auditorium, e venne inaugurato nel 1984.
I primi interventi risalgono alla fine del 1976: si rifece il tetto, si demolirono le superfetazioni novecentesche, furono individuati il livello pavimentale barocco e il limite esterno del corpo absidale.
Furono condotti saggi di scavo volti a comprendere l’evoluzione del complesso. I risultati dell’indagine stratigrafica, sottoposti di recente a revisione, hanno permesso la ricostruzione di un significativo spaccato di storia urbana dal II secolo a.C. all’avanzato XVIII secolo.
I MATERIALI
Lo scavo ha restituito un’ingente quantità di reperti che, nonostante la forte frammentazione, offrono un panorama abbastanza preciso dell’instrumentum domestico in uso tra tardo II secolo e avanzato I secolo a.C., mentre trascurabili sono le testimonianze della prima età imperiale.
IL VASELLAME DA MENSA E DA CUCINA
I recipienti destinati alla presentazione e al consumo di cibi e bevande erano soggetti all’evoluzione del gusto; talora importati, si distinguevano per la loro qualità sempre buona, se non addirittura eccellente.
Alla conservazione, alla preparazione e alla cottura di alimenti erano invece riservati contenitori, in genere di produzione locale, che rispondevano a criteri di funzionalità e non erano influenzati da mode o da preoccupazioni estetiche. La ceramica fine da mensa è rappresentata quasi esclusivamente dalla vernice nera, così chiamata dal colore del rivestimento, diffusa ovunque in età repubblicana. Le forme più comuni sono piatti con orlo breve per lo più verticale, a tesa o ricurvo e coppe a profilo sinuoso, conico o emisferico; sono inoltre documentati bicchieri a corpo ovoide. Sui fondi dei recipienti aperti compaiono talora piccoli decori realizzati a punzone.
Tra i rari esemplari in terra sigillata (sigilla erano le decorazioni a rilievo), dalla caratteristica vernice rossa, si segnala una coppa decorata a medaglioni con maschere tragiche e palmette, che combina elementi tardoitalici e della Gallia centrale.
LE ANFORE
Nel corso delle indagini furono estratte dal sistema di bonifica sessanta
anfore, per la maggior parte segate alla base del collo o alla spalla, mentre
molte altre per motivi statici furono lasciate in posto. Nel complesso si datano tra la fine del II e la metà del I secolo a.C. e forniscono preziose indicazioni sulle importazioni di derrate a Piacenza alla fine dell’età repubblicana.
Pochi altri oggetti si riferiscono all’arredo della casa, allo svolgimento di attività quotidiane, alla cura del corpo e all’abbigliamento. Fra le lucerne, il principale mezzo d’illuminazione nel mondo antico, prevalgono quelle a vernice nera realizzate a tornio, munite di ansa a nastro e di becco ad incudine, comuni tra II e I secolo a.C.
Informazioni Turistiche
Il complesso aderisce al circuito Piacenza Musei in Rete
Orari
Lunedì – Venerdì 9.00/13.00 – 15.00/18.00
Sabato e Domenica su prenotazione
