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Le Tre C di Piacenza: Viaggio Insolito tra Chiese, Caserme e…

Nel folklore locale Piacenza è nota per il detto popolare della “città delle tre C”: un terzetto che sintetizza l’anima storica e sociale del capoluogo emiliano. Se sulle prime due C nessuno ha mai avanzato dubbi, la terza racchiude una doppia lettura che divide da sempre i cronisti ufficiali dalle leggende da bar.

Chiese e Caserme: Le Prime Due C della Tradizione

La presenza capillare di edifici religiosi e strutture militari ha disegnato per secoli l’urbanistica del centro storico.

  • Chiese: Dalle basiliche monumentali fino alle parrocchie rionali e agli oratori sconsacrati — oggi trasformati in spazi culturali d’eccezione come la Sala dei Teatini — la vocazione sacra di Piacenza emerge a ogni incrocio.
  • Caserme: Roccaforte strategica della Pianura Padana, la città ha ospitato per generazioni guarnigioni, stabilimenti bellici ed eserciti del governante di turno, accogliendo migliaia di soldati e giovani di leva prima dell’abolizione del servizio militare obbligatorio.

Il Mistero della Terza C: Conventi o Casini?

Per i custodi della memoria ufficiale, la terza C rimanda all’abbondanza di antichi conventi, molti dei quali affacciati lungo lo Stradone Farnese con ampie porzioni di orti che si spingevano fino al Facsal.

La memoria popolare e i racconti dei vicoli attribuiscono invece alla terza C il riferimento esplicito ai casini, ovvero le case di tolleranza attive fino all’approvazione della storica Legge Merlin del 1958. La massiccia presenza di militari e giovani truppe in città alimentava infatti una fitta rete di ritrovi e case di piacere, parte integrante del tessuto urbano di quegli anni.

La Mappa delle Case Chiuse a Piacenza Prima del 1958

Fino al 20 settembre 1958, data di definitiva chiusura delle case di tolleranza, queste abitazioni dalle imposte rigorosamente serrate punteggiavano diverse aree della città:

I Quartieri e le Vie dei Ritrovi

  • Vicolo della Filanda e Cantone Buffalari: Situati nel quartiere di Sant’Agnese, ospitavano locali spartani frequentati dal popolo, da contadini, operai e studenti appena maggiorenni.
  • Porta Galera e Via Castello: Altre storiche direttrici della vita notturna d’epoca, affiancate da recapiti più discreti nei sobborghi periferici.
  • I Salotti per Notabili e Ufficiali: Accanto alle case più semplici con panche di legno al piano terra, esistevano dimore eleganti arredate con tappeti, velluti e lampade a luce soffusa, riservate alle classi agiate e agli ufficiali di stanza a Piacenza.

Il Rito del Gettone e le Figure Leggendarie

L’accesso alle stanze del piano superiore seguiva regole ferree: il pagamento della classica “marchetta” (il gettone metallico consegnato alla maîtresse al banco delle scale) e i severi controlli periodici dell’Ufficiale sanitario per scongiurare malattie infettive.

La tradizione orale del Novecento ha tramandato soprannomi e figure entrate nell’immaginario collettivo della città, da Ada Barocelli di Borgotrebbia (nota come la Cicci ad Tubruk) fino alla celebre Tettona di Gerbido.

Un Capitolo Chiuso della Memoria Locale

Con il tramonto delle case di tolleranza sancito dal provvedimento di Angela Merlin si è chiusa un’epoca di costume sociale, lasciando in eredità aneddoti, modi di dire e quel detto sulle “tre C” che ancora oggi strappa un sorriso a chi esplora le memorie più curiose e veraci di Piacenza.

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