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Galleria Alberoni

Piacenza
Galleria Alberoni - Piacenza

Le opere nella Galleria Alberoni sono legate soprattutto alle intime pratiche devozionali del cardinale Giulio Alberoni.

Tra tutte si distingue il grande Crocifisso in avorio montato su un elaborato piedistallo in legno di pero foderato d’ebano, arricchito da figure e rilievi in bronzo dorato (ai lati due figurette a tutto tondo della Vergine e di San Giovanni, al centro della nicchia un bassorilievo con Gesù deposto e sullo zoccolo sottostante Cristo flagellato al centro con ai lati due coppie di angeli con gli strumenti della Passione).
Assai prezioso cimelio è un altro Crocifisso in avorio, conservato tuttora esattamente come descritto nell’inventario del 1735. Opera di straordinaria qualità, nell’intenso patetismo del volto e nel quasi estatico abbandono alla sofferenza, questo Cristo “vivo” trae ispirazione dai grandi modelli pittorici di Rubens e Van Dyck ed è stato opportunamente avvicinato al nome di François Duquesnoy, grande interprete della poetica classicista nella scultura romana del primo Seicento.

Alla tradizione dei grandi bronzisti fiorentini della fine del Cinquecento, allievi e seguaci di Giambologna, vanno invece riportati i due Crocifissi in bronzo dorato, montati su croci d’ebano, posseduti dal cardinale: la qualità della modellazione è assai alta ed essi richiamano in particolare i modelli in grandezza naturale approntati dal carrarese Pietro Tacca, modelli che vennero replicati infinite volte in piccole dimensioni nell’ambito della bottega, destinati ad un mercato di amatori che erano in grado di apprezzarne le finezze esecutive e di cesello. Pregevole opera dello scultore fiammingo, ma naturalizzato piacentino, Jan Geernaert è invece la statua in legno policromo di San Lazzaro, commissionata dal cardinale nel 1751 per l’altare intitolato all’omonimo santo nella chiesa del Collegio Alberoni che puoi vedere cliccando qui.

ECCE HOMO

Vera perla della collezione artistica del Cardinale Alberoni è l’Ecce Homo di Antonello da Messina, preziosissimo capolavoro tra i più intensi e drammatici di uno dei maggiori artisti della pittura occidentale A questo assoluto gioiello artistico è interamente dedicata la terza sala dell’appartamento del cardinale.

IL DITTICO DI JAN PROVOST
In un nuovo allestimento che ne esalta la preziosità esecutiva, all’interno di una vetrina climatizzata si trovano le due tavolette raffiguranti la Madonna della fontana e il celebre Bicchiere di fiori (olio su tavola, cm 27 x 18), che in origine ne costituiva il raffinato rovescio, entrambe opere del pittore fiammingo Jan Provost (1462-1529), uno dei più significativi rappresentanti della Scuola di Bruges all’inizio del XVI secolo.

Artista eclettico, Provost sa attingere con disinvoltura sia alla grande tradizione della pittura fiamminga del Quattrocento (van Eyck, van der Weyden) sia agli sviluppi proposti dai suoi più illustri contemporanei (Metsys, van Cleve, Patinir, Memling e David).

L’OSTENSORIO E GLI ARGENTI
Di tutti gli argenti custoditi ed esposti in una suggestiva vetrina, collocata in una sala dell’appartamento del cardinale, non possiamo non ricordare l’Ostensorio d’argento gemmato e dorato straordinario capolavoro di Angelo Maria Spinazzi.

È un oggetto di potente impatto visivo, nel quale la variegata gamma cromatica delle pietre e la minuzia degli elementi decorativi – festoni, fogliami, conchiglie – si fondono con una concezione monumentale di gusto ancora pienamente barocco, dalla base a sezione triangolare sino al digradare del fusto a balaustro e alla sfolgorante esplosione della raggiera attorno al nuvolario.

PINACOTECA
Giulio Alberoni cominciò a formare le sue collezioni fin dagli anni giovanili a Piacenza, arricchendole poi durante il soggiorno in Spagna e soprattutto a Roma a partire dagli anni Venti del Settecento. Il cardinale ebbe relazioni con diversi artisti contemporanei, tra i quali il ritrattista genovese Giovanni Maria delle Piane detto il Mulinaretto, che nel 1714 eseguì su commissione di Alberoni diversi ritratti di Elisabetta Farnese, in occasione delle sue nozze con Filippo V.

Ma è a Roma, specie nel periodo tra il 1720 e il 1735, che il cardinale si appassionò più profondamente alle arti figurative. Due inventari, uno del 1735, di mano del cardinale stesso, e uno del 1744-53, attestano con precisione la consistenza delle sue collezioni: vi sono elencati circa centosessanta dipinti.

Tra i quadri “di storia” più importanti della collezione di Alberoni un posto di rilievo hanno i due grandi dipinti di Giovan Battista Lenardi con la Continenza di Scipione e la Morte di Marco Giunio Bruto, già presenti nell’inventario del 1735.

ARAZZI
Pregevolissima, per numero e qualità dei pezzi, è la collezione di arazzi lasciata dal cardinale. Si tratta di diciotto superbi capolavori, suddivisi in tre serie diverse: gli otto pezzi della Serie di Enea e Didone, tessuti dall’arazziere Michel Wauters di Anversa intorno al 1670 su cartoni di Giovan Francesco Romanelli, il maggiore allievo di Pietro da Cortona; gli otto pezzi della Serie di Alessandro Magno, tessuti da un ignoto arazziere fiammingo attivo a Bruxelles nella seconda metà del Seicento su probabili cartoni di Jacob Jordaens, uno dei più importanti seguaci di Rubens; e infine i due arazzi più antichi e preziosi, quelli della cosiddetta Serie di Priamo.

La narrazione procede da sinistra a destra e tutti i personaggi sono abbigliati con eleganti e fastosi costumi alla moda borgognona. Nel primo arazzo sopra un alabarda portata da un vecchio con turbante vi è la scritta Preamvs, fatto che ha condotto al riconoscimento della vicenda narrata nei due manufatti: si tratta di episodi tratti dal Romanzo di Troia, probabilmente l’arrivo in nave di Paride ed Elena a Troia.

Nulla sappiamo circa la committenza di questi due prestigiosi pezzi, che deve essere comunque stata di alto livello: sono stati sicuramente tessuti a Bruxelles. Anche il nome del “cartonista”, cioè di colui che ha fornito i disegni, rimane di problematica individuazione, anche se il nome speso più di frequente dagli studiosi è stato quello di Jan van Roome, attivissimo pittore e disegnatore per arazzi, vetrate e sculture a Mechelen e a Bruxelles nei primi anni del Cinquecento.

GABINETTO DI FISICA
Consistente anche la dotazione relativa alle apparecchiature di fisica. Fra gli strumenti più interessanti spiccano le macchine elettrostatiche tra cui l’esemplare già presente nel primo inventario del 1755.

Alcuni apparecchi vennero addirittura costruiti direttamente in Collegio Alberoni; è il caso di una Pila di Volta coeva all’invenzione dello scienziato lombardo (1800) e un rudimentale apparecchio per osservazioni sull’elettromagnetismo.

Di grande interesse soprattutto la dotazione relativa all’osservazione astronomica (in Collegio Alberoni sono attivi un Osservatorio meteorologico, un Osservatorio sismico e un antico Osservatorio astronomico) con uno Strumento dei passaggi e sofisticate apparecchiature per lo studio della declinazione e dell’inclinazione magnetica terrestre.

Informazioni Turistiche

Il museo aderisce al circuito Piacenza Musei in Rete

Info e Segnalazioni

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