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Castello Pollastrelli

Carpaneto P.no

La struttura architettonica del Castello Pollastrelli, a pianta quadrata, dotato di ponte levatoio sul lato sud-est e di fossati, conferma la sua funzione di controllo di una interessante rete di comunicazioni (probabilmente di tracciato romano) che collegava la collina piacentina alla Via Emilia. Della pusterla restano intatti e visibili nel muro del torrione d’ingresso gli incastri per le catene.

Il castello presenta tre torri angolari quadrate e un bel mastio d’ingresso collegati dai corpi di fabbrica, attualmente alla stessa altezza delle torri angolari. Nel cortile posto all’interno dell’edificio si notano le fondamenta dell’antica torre isolata che, in caso di attacco da parte dei nemici, rappresentava l’ultimo ridotto di difesa e che, per la singolarità, fa pensare ad un altro castello del piacentino, Montechiaro, il cui dongione – isolato e centrale- si presenta ancora oggi nella sua imponenza. Nei muri (per gran parte in sasso e ciottoli di torrente), classica struttura delle costruzioni piacentine databili al XIII secolo, si riscontrano le parti più moderne in laterizio, le vestigia di merli guelfi, finestre, aperture e porticati con arco a tutto sesto, e alcune feritoie nella torre d’angolo a nord-ovest e sul corpo di fabbrica rivolto a nord.

Al di là del fossato che circonda il castello, si conserva l’oratorio privato dedicato a San Gaetano, aperto al pubblico; l’edificio è ricordato per la prima volta nelle carte seicentesche, ma è forte di origine più antica. Un altro oratorio esistette fino al secolo scorso all’interno del castello, riservato dai castellani agli ospiti nobili, come risulta dalle carte ecclesiastiche; di esso rimangono vari stucchi e le pareti affrescate secondo il gusto neoclassico

Cenni Storici

Sulla riva destra del Vezzeno, in zona interna rispetto alla strada provinciale che conduce a Gropparello, poco distante da Celleri di Carpaneto P.no sorge questo bel castello dei Confalonieri, antica e nobile famiglia piacentina alla quale appartiene anche San Corrado che, secondo alcuni studiosi, sarebbe proprio nato qui. Secondo altre autorevoli fonti  San Corrado è nato a Calendasco  di cui è patrono.
Forse è nato a Piacenza nel 1290. Oggi un lungo viale alberato, che collega la citata strada provinciale con la Torre medesima, nasconde il castello dalla visuale dei più.

Il Campi riferisce che nel corso di una battuta di caccia il giovane Corrado avrebbe fatto appiccare il fuoco ad un boschetto per stanare la selvaggina ma, complice il vento, le fiamme si sarebbero sviluppate in maniera molto ampia provocando vasti danni. Il duca Galeazzo Visconti sospettò trattarsi di una manovra dei Guelfi piacentini, suoi acerrimi nemici, per attirare le sue truppe fuori di Piacenza, per impegnarle in combattimento, e diramò l’ordine di punire severamente i responsabili.

I messi viscontei recatisi sul posto per eseguire l’odine ducale arrestarono un contadino che alla loro vista di era dato alla fuga. Il malcapitato, assolutamente innocente, condotto in carcere venne costretto (come si faceva ai tempi) a confessare i suoi misfatti e, di conseguenza, condannato a morte.

Nel giorno fissato per l’esecuzione, mentre il povero condannato transitava dinnanzi all’abitazione dei Confalonieri per essere condotto al patibolo, Corrado si fece avanti dichiarandosi responsabile di tale incendio. Le guardie risposero che ora non sarebbe stato  possibile sospendere l’esecuzione.  A questo punto Corrado, con la forza, liberò il malcapitato tenendolo poi nascosto nella propria casa.
Recandosi quindi nel pubblico palazzo, fece  ammenda, dichiarandosi disposto a pagare i danni causati, come poi avrebbe fatto (forse, essendo nobile, venne solamente  spogliato di tutti i beni e costretto alla povertà).
Dopo tale episodio il nobile Corrado, abituato a lussi e divertimenti, si fece frate francescano (e la moglie suora di Santa Chiara) iniziando il suo pellegrinaggio per l’Italia inpegnandosi ovunque con opere di bene.

Nel 1351 morì a Noto in Sicilia dove si era ritirato in una grotta vivendo per 35 anni da esemplare anacoreta.

L’attuale Torre Confalonieri originariamente era il Castello Vecchio di Celleri. 
Lo si rileva da un rogito del 30 gennaio 1392 dove si attesta che Cristoforo Coppalati vende metà del vecchio castello di Celleri, in cattivo stato… a Marsilio Confalonieri.
Nel 1520 Gian Luigi Confalonieri, doppo la beatificazione,  dispone che in una delle torri venisse eretto l’oratorio dedicato a (San) Corrado Confalonieri.

Nel 1636 la Torre apparteneva a Cristofori Confalonieri con in quell’anno unitamente a Alfonso Pallastrelli si era asserragliato nel castello di Rezzano per cercare di resistere agli spagnoli.
Il vasto edificio adiacente alla Torre è stato costruito nel XIX secolo da Carlo Confalonieri. All’interno della torre la cappella dedicata a San Corrado che appare anche in un’affresco posto all’ingresso del castello medesimo.

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