Il mistero della tomba di Sant’Antonino
Da secoli a Piacenza si tramanda il mistero della sepoltura di Sant’Antonino, patrono della città.
Secondo la tradizione, la sua tomba sarebbe collocata al di sotto del pozzo medievale, tuttora visibile sotto l’altare maggiore della basilica.
La leggenda si è protratta fino alla fine degli anni ’70 del Novecento, quando venne scoperto un ipogeo romano accessibile da una botola situata in una cappella oggi sconsacrata.
L’ipogeo romano
La camera ipogea, profonda circa quattro metri e mezzo, è l’unico ambiente del genere a Piacenza rimasto intatto e visitabile. Qui, secondo alcune fonti, fu ritrovato persino il corpo di Sant’Agostino.
Oggi l’ipogeo è accessibile su richiesta per gruppi di almeno otto persone, rendendo questa visita una rara e suggestiva esperienza tra fede, storia e archeologia.
Santa Maria in Cortina e il ritrovamento del corpo
La tradizione narra che il corpo di Sant’Antonino, decapitato nel 303 d.C., fu ritrovato dal vescovo Savino in un ambiente ipogeo. Successivamente, alla fine del IV secolo, le reliquie furono traslate nella vicina chiesa di San Vittore, che da quel momento divenne la basilica di Sant’Antonino.
La costruzione delle chiese sul luogo sacro
Sul luogo del ritrovamento, il vescovo Savino fece edificare una prima chiesa, seguita da una medievale e, infine, dall’attuale chiesa completata all’inizio del XVI secolo.
La memoria di quel luogo sacro è ancora viva oggi: ogni 13 novembre parte da qui una processione solenne che raggiunge la basilica di Sant’Antonino, ricordando il leggendario sogno in cui al vescovo Savino fu mostrata l’esatta posizione della sepoltura del martire.
I reperti archeologici e il “Marmo Cecilio”
Durante i lavori di restauro dell’attuale chiesa, alla fine dell’Ottocento, emersero straordinari reperti di epoca imperiale, a testimonianza dell’utilizzo dell’area come necropoli sin dal I secolo d.C., situata appena fuori dalle mura urbane di Piacenza.
Il Marmo Cecilio
Uscendo dalla chiesa, sulla parete sinistra, è possibile ammirare il celebre “Marmo Cecilio”, una lastra in Rosso Verona che probabilmente faceva parte di un monumento funerario a tamburo.
L’iscrizione cita un Cecilio, questore e tribuno augustale, che contribuì alla costruzione del tempio di Giove. Un dettaglio che ci restituisce un frammento prezioso della vita pubblica e religiosa dell’antica Piacenza.
