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Palazzo Barattieri

IL PALAZZO
La prima sensazione provata all’arrivo nei pressi di Palazzo Barattieri è stata quella di trovarmi di fronte ad una dimora austera, chiusa in se stessa, quasi “impenetrabile”. Varcato timidamente il cancello d’ingresso di fronte alla chiesa, con il timore quasi di violare una proprietà privata, ecco un bellissimo parco, che si potrebbe definire un “bosco ordinato”, creato per essere vissuto e non solo guardato dai visitatori. Sullo sfondo, al termine di un maestoso viale, la Villa, con le facciate opposte situate purtroppo direttamente su strada e quasi ignorate dal traffico passante, intento principalmente a superare l’incrocio pericoloso tra la via principale del paese e la strada provinciale.

Mi sembra di aver colto, nelle intenzioni dell’Amministrazione Comunale, il desiderio di  far emergere il “centro storico” di questo pur piccolo paese, centro storico che attualmente non è individuabile, ma che esiste e può e deve essere in qualche modo sviscerato; le emergenze paesaggistico-architettoniche esistenti sembrano oggi quasi nascondersi in un letargo indisturbato, pur avendo tutte le potenzialità per dare vita ad un borgo storico vivace e carico di fascino ed attrattiva di una dimora nobiliare della fine del ‘400, “ammodernata” nell’800 e non più vissuta per decenni.

IL FEUDO
La famiglia Barattieri acquisisce il titolo nobiliare di Conte il 9 novembre 1466 quando viene investita del feudo di San Pietro in Cerro da Bianca Maria Visconti, vedova del Duca Francesco Sforza.
Il 4 novembre 1466, Bianca Maria Visconti, vedova di Francesco Sforza, e il figlio Galeazzo Maria, vendettero a Francesco Barattieri, figlio del giureconsulto Bartolomeo, le entrate dei dazi che si riscuotevano nel territorio di San Pietro in Cerro.Fu così investito del feudo di San Pietro e dei suoi adiacenti.

Il feudo di San Pietro in Cerro e anche l’odierno comune, portano nello stemma cittadino parte del blasone dei Barattieri, in particolare le due bande orizzontali azzurre con incastonati i tre dadi (simbolo della Famiglia).
I titoli:
Nel 1546 furono riconosciuti Patrizi Piacentini dal duca Pier Luigi Farnese. Nel 1674 alcuni membri della famiglia avevano ricevuto il titolo comitale “da Ferdinando Maria duca di Baviera e del Palatinato Superiore ed Elettore del Sagro Romano Imperio”. Il 28 ottobre 1678, Ercole e Paolo Emilio Barattieri ottennero dal duca Ranuccio Farnese la dignità comitale per sé e per i proprio discendenti maschi legittimi e naturali.
Lo stemma:
Lo stemma dei Barattieri trae origine dai motivi della nascita stessa della Famiglia.
All’interno dello stemma campeggiano tre dadi; essi ricordano il fatto che Nicolò Barattieri, avendo eretto le due colonne in piazza San Marco, ottenne dal Doge di Venezia Sebastiano Ziani di poter tenere banco dei giochi d’azzardo (all’epoca effettuati principalmente con dadi) ai piedi delle stesse.
Col passare degli anni lo stemma di alcuni rami della famiglia si è discostato da quello originale.

Al posto dei tre dadi sono stati sostituiti tre triangoli; il motivo di questo cambiamento è da ricercarsi nella volontà di “rinnegare” le origini poco nobili del famiglia (il gioco d’azzardo) e rivestirle con un’aura di “sacralità” (i tre triangoli richiamano la Trinità).
Arma:
Scudo sannitico, fasciato di quattro pezzi, nel due caricato di due dadi (faccia quattro e cinque), nel quattro caricato di un dado (faccia sei), entrambe le fasce di colore azzurro e le restanti, compresi i dadi, d’argento. Il capo, d’argento, caricato di una bandiera rossa alla croce d’argento fluttuante a sinistra, attaccata ad un’asta d’oro posta in banda.
Elmo: a cancelli di tre quarti, a destra con medaglia
Svolazzi e bercine: sempre d’azzurro e d’argento
Corona: tra lo scudo e l’elmo, tollerata di Conte. Sopra l’elmo, tollerata di Conte.
Cimiero: Orsa, a destra, con lingua di fuori, tenente la bandiera.

Il motto:
Sotto lo scudo: Deus et Gladium, su lista bifida e svolazzante azzurra. Il testo in lettere romane minuscole.
Curiosità:
Esiste a tutt’oggi un Gruppo Giochi Medievali chiamato “I Barattieri”, che si dedica alla ricostruzione storica dei giochi un tempo tenuti dai cosiddetti “barattieri”, coloro cioè che esercitavano la baratteria.
Anche se può sembrare ovvio che il Sommo Poeta abbia messo i barattieri, cioè coloro che tenevano banco dei giochi d’azzardo, nel suo Inferno nella Divina Commedia, così non è, in quanto i Barattieri Danteschi sono coloro che si macchiarono di corruzione nei loro pubblici uffici (cfr. baratteria).

L’Orsa presente nello stemma della Famiglia è un omaggio alla Santa protettrice della Famiglia, Sant’Orsola, le cui reliquie giacciono in un sarcofago nella chiesa di San Pietro in Cerro, per volere della Famiglia stessa.

Info&Contatti

  • Strada Provinciale 41, 29010 San Piettro in Cerro (PC), Italy
  • L'edificio è proprietà privata; sono fruibili gli esterni
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