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Il Duomo

Il Duomo di Piacenza

Edificato nell’XI secolo, ha una pianta a croce latina con cappelle perimetrali coperte da volte a crocera. La primitiva struttura risale al 1075 ma la facciata fu modificata nel 1463. Le due maestose torri sono originali solo nella parte inferiore. Quella di destra, originariamente destinata a fortezza fu completata nel 1532 dal Comune che vi costruì la cella campanaria e inoltre ottenne dal Vescovo il permesso di collocarvi l’orologio. Le pitture del corpo della chiesa risalgono alla fine del XIX secolo e sono opera del piemontese Luigi Morganti, mentre la decorazione di gusto bizzantino è opera del lodigiano Aristide Secchi nel 1896. Nella cappella maggiore il pittore Francesco Porro ha lasciato uno straordinario “poema di colore”.
Il grande affresco, iniziato nel 1723, rappresenta l’Assunzione di Maria in cielo.

Ai piedi della Vergine, inginocchiato, il Vescovo di Bobbio Ildefonso Manara committente dell’opera. Nel 1980 durante lavori di restauro fu trovato nella cappella di San Giovanni un affresco della seconda metà del quattrocento raffigurante l’Annunciazione.
Subito a destra in fondo le scale vi è la cappella di San Sebastiano, realizzata nel 1498 con un pavimento in ceramica e parte degli affreschi risalenti al 1507, la finestra che da sulla piazza fu realizzata a seguito di una pestilenza che determinò la chiusura al culto e quindi consentiva ai fedeli di partecipare ai riti. Subito dopo vi è un accesso al palazzo vescovile, dove un tempo vi era la cappella di San Michele. Sulla parete di fondo è stato recentemente restaurato un frammento di affresco del XIV secolo rappresentante la crocifissione. Sul lato sinistra della cappella vi è un’antica lapide tombale della famiglia Giorgi che ricorda la morte di “Janote”, avvenuta il 21 febbraio 1462. Dalla parte opposta vi è il battistero con il fonte battesimale opera dello scultore piacentino Paolo Perotti. Subito dopo la cappella sempre nella navata di sinistra vi è una porticina che immette nel Chiostrino del Duomo dove vi aveva sede il vecchio Seminario vescovile.

Sempre nella navata di destra seguono le cappelle cinquecentesche di San Giovanni e di Santa Franca. Nella prima vi è un quadro dell’Angelo Custode, opera del pittore Carlo Francesco Nuvoloni eseguito nel 1625, mentre nella seconda sotto un quadro è stato recentemente ritrovato un antico affresco raffigurante la Crocifissione con Maria e Giovanni evangelista ai piedi della croce, un tempo sormontato da un’opera lignea scomparsa. Ai due lati vi sono due lapidi, una che ricorda il restauro del 1415 da parte di Corrado Buelli e l’altra riferisce di un privilegio del Papa Gregorio XIII, concesso in data 13 novembre 1584. Nella navata di sinistra vi sono le cappelle di San Giuseppe e del Suffragio. La prima con affreschi cinquecenteschi ospita un quadro del pittore genovese Mattia Traverso. La seconda ospita un quadro del Crocifisso di Luigi Morgari.

Nel transetto vi sono a destra la cappella dell’Eucarestia, con la piccola cappella di San Nicolao. La cappella è decorata con numerosi affreschi realizzati nel 1756 con il contributo del re Carlo Emanuele III. A sinistra la cappella del Rosario, con stucchi di Cristoforo Ciseri del XVII secolo
Il presbiterio è sopraelevato, il pavimento in marmo del 1975 fu fattofare dal cardinale e arcivescovo di Genova Giuseppe Siri titolare anche di Bobbio, i marmi furono donati dal vescovo di Rottenburg Carl Joseph Leiprecht in memoria dell’ultimo vescovo titolare Pietro Zuccarino; l’altare maggiore è invece del 1750, dono del re Carlo Emanuele III dopo il passaggio della Contea di Bobbio nel Regno di Sardegna nel 1748; fu consacrato dal vescovo Gaspare Lancellotto Birago. La grande croce risale al XVI secolo. I mobili in legno di noce del presbiterio e del coro risalgono al XVII secolo.
La sacrestia costruita nel 1636 è collocata a sinistra, pregevoli gli armadi in legno di noce del XVII secolo. Vicino all’entrata riposa dietro la lapide bronzea l’ultimo vescovo titolare di Bobbio, monsignor Pietro Zuccarino (1953-73), opera dello scultore genovese G. B. Airaldi.

L’affresco quattrocentesco dell’Annunciazione: A destra in testa al transetto vi è l’entrata dell’antica cappella di San Giovanni Battista, risalente alla struttura della vecchia chiesa; che ospita in fondo l’antico affresco dell’Annunciazione riscoperto anch’esso sotto la calce nel 1981, assieme ad altri affreschi più antichi tra i quali quello raffigurante l’incoronazione della Madonna, o da taluni la regina longobarda Teodolinda. La cappella originale aveva tre campate, l’ultima occupata dal presbiterio e dall’altare venne affrescata nella seconda metà del XV secolo, ma dopo la peste del 1630, l’intero dipinto fu ricoperto da calce come il resto della chiesa per motivi sanitari. In seguito la cappella passò in disuso e divenne sede dell’archivio capitolare. Nella seconda metà del XVIII secolo vennero distrutte le volte delle prime due campate per far posto agli accessori dell’organo. La cappella nel 2012 ha subito un completo restauro, recuperando l’antica struttura e collocandovi un nuovo altare.

Dal transetto mediante due scale si accede alla cripta, creata nel XV secolo; in fondo alle rampe di scale vi è il “sepolcro dei vescovi” dove riposano tutti i vescovi di Bobbio dal 1600. Di fronte scendendo le scale c’è la cappella di Sant’Antonio Maria Gianelli, vescovo dal 1838 fino alla morte nel 1846, dove il santo è sepolto in un’urna trasparente collocata sotto l’altare.

Info&Contatti

  • Piazza Duomo, 4 - 29022 Bobbio
  • +39.338.6357868
  • associazione.rabisch@gmail.com
  • www.romanico-emiliaromagna.com
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